Il danese è inserito nell’elenco delle lingue della Comunità Europea e ha un albero genealogico che risalendo lo colloca tra le lingue scandinave del gruppo delle germaniche della famiglia di quelle indoeuropee. È una lingua che conta più di cinque milioni di parlanti divisi principalmente fra la Danimarca, dove è la lingua ufficiale, e la Groenlandia e le Isole Fær Øer, dove affianca l’inuktitut e il faroese come seconda lingua. Minoranze di parlanti si trovano ancora in Islanda e nel land tedesco dello Schleswig-Holstein.
Una curiosità che accomuna l’italiano al danese è l’utilizzo di espressioni di cortesia, De e Dem o informali, du e dig, per rivolgersi a terzi. In generale poi il danese non è considerato una lingua particolarmente complessa a livello grammaticale. Infatti, oltre a utilizzare l’alfabeto latino con la sola aggiunta di tre lettere (Æ æ, Ø ø, Å å), non distingue la persona e il numero nel coniugare i verbi, prevede per i sostantivi semplicemente due generi (neutro e comune), e l’unico elemento peculiare è l’articolo determinativo enclitico, aggiunto al sostantivo come suffisso.
Non per questo però si deve sottovalutare l’importanza di una traduzione professionale da e verso questa lingua. Infatti, la maggiore insidia del danese, si nasconde nella fonetica. Conosciuto come stød e spesso complicato anche per i parlanti, il colpo di glottide è un’interruzione momentanea del flusso d’aria che genera uno stop rapido del suono e può dare un significato diverso alle parole. Si verifica in prossimità di una consonante o di una vocale breve, e a meno che tendenzialmente non si tratti di parole che terminano in –nd, a livello grafico è reso da un apostrofo. La difficoltà è quindi l’esistenza di coppie minime di termini che si distinguono soltanto per la presenza o l`assenza di stød.
Quindi, meglio affidarsi a un madrelingua esperto per evitare che in un contesto ufficiale o in un bilancio la parola “numero” (täl) venga confusa con l’imperativo del verbo dire (tä’l), o che in un testo di marketing o nell’adattamento di una pubblicità radiofonica “lei” (hun) diventi “cane” (hund), o viceversa.
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